Due giocatori e tre carte

Superare l’articolo 18, ma anche no. Forse anche solo per bastiancontrarismo, perché Confindustria l’aveva appena definita una “buona proposta” (e invece: “Non ho mai sentito un imprenditore dirmi che non assume a causa dell’articolo 18”). Sostenere lealmente e generosamente il governo Letta fino al 2015 (anzi, al 2018), ma anche buttarlo giù al più presto, e votare a maggio. Fare una legge elettorale con calma e con la maggioranza di stretta intesa, ma anche in una settimana e con Berlusconi (e pure Grillo).
10 AGO 20
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Superare l’articolo 18, ma anche no. Forse anche solo per bastiancontrarismo, perché Confindustria l’aveva appena definita una “buona proposta” (e invece: “Non ho mai sentito un imprenditore dirmi che non assume a causa dell’articolo 18”). Sostenere lealmente e generosamente il governo Letta fino al 2015 (anzi, al 2018), ma anche buttarlo giù al più presto, e votare a maggio. Fare una legge elettorale con calma e con la maggioranza di stretta intesa, ma anche in una settimana e con Berlusconi (e pure Grillo). Quando, alla festicciola di Vespa, Alfano gli ha detto di essere anche lui favorevole al “sindaco d’Italia”, il sindaco di Firenze ha glissato come un giovane dio capriccioso. Forse la formula già non gli piace più. Rottamatore e federatore, rock ma anche lento.
Per vent’anni esatti, un meno giovane dio capriccioso è stato il tormento (raramente l’estasi, e solo per alcuni intenditori) di politici e aruspici della politica. Con il suo essere e non essere, volere e disvolere, annunciare e smentire, minacciare e blandire. Unire e dividere. Sublime tendenza ludica che il tempo e i colpi della sorte non hanno incrinato. Così ancora ogni giorno dice ai suoi “sarò sempre con voi”, ca custa lon ca custa, e all’inferno i tribunali. E ogni giorno aggiunge, con un velo di malinconia: “Io non ci sarò in prima persona, attenderò che venga annullato tutto quello che mi è successo”. Napolitano ora è il “regista del golpe del 2011”, e a lungo è invece stato l’uomo saggio del Colle. Le elezioni arriveranno a maggio (“sarà Renzi il nostro migliore alleato per tornare a votare”), ma forse anche più in là, non c’è fretta, vediamo. Rassicura la vecchia guardia fedele: non si sogna affatto di smantellare il partito (“ma che sono matto?”). Ma poi aggiunge con lieve minaccia che “i club Forza Silvio sono la nostra arma per vincere”. Ha sostenuto Monti e l’ha fatto cadere. Riformato d’impeto l’Italia e lasciato perdere. E’ sempre stato maggioritario, ma a volte anche proporzionale. “Balotelli mi piace? Sono balle vostre!”, disse. Poi sorrise sornione: “Confermo, mi piace”. Forse solo Vergassola l’ha fotografato: mente sapendo di smentire. Ma ora? Ora ha un sosia. Ora sono due, e il gioco di specchi raddoppia.
Piangono (o gongolano) i retroscenisti. Se prima avevano sempre pronto il piano B, il gioco della smentita, ora rischiano di perdersi in un giardino di sentieri che si biforcano. Impazziranno i veritativi, pensosi facitori della linea, quelli che da sempre predicano che solo l’uscita di scena del Grande Ambivalente avrebbe dato senso alla politica. E invece. Oltre il bizantinismo della politica, ora raddoppia la sua componente ludica, ignota ai parrucconi ma riconoscibile a fiuto dal popolo, il substrato profondo che unisce Matteo Renzi a Silvio Berlusconi.